La famiglia nella fonte
- Arma
- Fasciato d’oro e di nero, lo scudo accollato all’aquila bicipite imperiale.
Per il ramo di Nuceto: Cimiero: Testa e collo di cinghiale in mezzo ad un volo di nero. Motto: LA. DIEU. MERCI. Consegnamento 1613. Due figli naturali dei Nucetti, Giambattista di Filiberto e Gianluigi di Alessandro, presentarono l’arma col filetto di bastardigia: di azzurro. - Trascrizione
- La genealogia della famiglia "aleramica" dei Ceva è delle più confuse ed incerte. Beninteso che non potrà districarsene che colui il quale si metterà a capo fitto e cercandone i documenti, non solamente per ipotetizzare sulle origini, cosa agevole, fantasiosa, e che può soddisfare, ma procedendo con rigore nello accertare gli attacchi.
Desumendola da quanto potei avere fra le mani e scegliendo quanto si offre di più probabile, dò un cenno generale dell’illustre Casata e delle sue diramazioni. Ma, ripeto, non potrà offerire uno studio definitivo che uno specialista.
Si è disputato se i rami più particolarmente designati, di Nuceto (Noceto) o dei Nucetti, i quali tolsero il nome dal castello omonimo nel Marchesato di Ceva, spiegarono le stesse divise araldiche, dei Ceva e furono signori di Cavallerleone, fossero agnati o consorti, o forse anche Vassalli (Confronta Della Chiesa Descrizione Piemonte: Manoscritto III, 645; e Corona Reale I, 344 487; II, 297; Fiori Blasoneria 51).
La prima opinione pare più fondata.
Un ramo con Claudio (1691-1743), di Francesco Adriano si stabilì in Olanda e sussiste. (Confronta Giornale Araldico, Bari 1895, XX, 120).
Altri (de Sève) andarono con Giovanni (1614) a Ginevra. I di lui figli Giovanni e Pietro vi furono dichiarati borghesi (1672) e commerciarono. Ora sono estinti.
Un ramo del Cardinale Francesco Antonio Ceva lo seguì a Roma (1643) e fu ammesso agli onori di Campidoglio. Ebbe conservatori e priori dei caporioni. Ora finito, diramarono pure nelle due Sicilie.
Testo completo della scheda storica
La genealogia della famiglia "aleramica" dei Ceva è delle più confuse ed incerte. Beninteso che non potrà districarsene che colui il quale si metterà a capo fitto e cercandone i documenti, non solamente per ipotetizzare sulle origini, cosa agevole, fantasiosa, e che può soddisfare, ma procedendo con rigore nello accertare gli attacchi.
Desumendola da quanto potei avere fra le mani e scegliendo quanto si offre di più probabile, dò un cenno generale dell’illustre Casata e delle sue diramazioni. Ma, ripeto, non potrà offerire uno studio definitivo che uno specialista.
Si è disputato se i rami più particolarmente designati, di Nuceto (Noceto) o dei Nucetti, i quali tolsero il nome dal castello omonimo nel Marchesato di Ceva, spiegarono le stesse divise araldiche, dei Ceva e furono signori di Cavallerleone, fossero agnati o consorti, o forse anche Vassalli (Confronta Della Chiesa Descrizione Piemonte: Manoscritto III, 645; e Corona Reale I, 344 487; II, 297; Fiori Blasoneria 51).
La prima opinione pare più fondata.
Un ramo con Claudio (1691-1743), di Francesco Adriano si stabilì in Olanda e sussiste. (Confronta Giornale Araldico, Bari 1895, XX, 120).
Altri (de Sève) andarono con Giovanni (1614) a Ginevra. I di lui figli Giovanni e Pietro vi furono dichiarati borghesi (1672) e commerciarono. Ora sono estinti.
Un ramo del Cardinale Francesco Antonio Ceva lo seguì a Roma (1643) e fu ammesso agli onori di Campidoglio. Ebbe conservatori e priori dei caporioni. Ora finito, diramarono pure nelle due Sicilie.
Fasciato d’oro e di nero, lo scudo accollato all’aquila bicipite imperiale.
Per il ramo di Nuceto: Cimiero: Testa e collo di cinghiale in mezzo ad un volo di nero. Motto: LA. DIEU. MERCI. Consegnamento 1613. Due figli naturali dei Nucetti, Giambattista di Filiberto e Gianluigi di Alessandro, presentarono l’arma col filetto di bastardigia: di azzurro.
Desumendola da quanto potei avere fra le mani e scegliendo quanto si offre di più probabile, dò un cenno generale dell’illustre Casata e delle sue diramazioni. Ma, ripeto, non potrà offerire uno studio definitivo che uno specialista.
Si è disputato se i rami più particolarmente designati, di Nuceto (Noceto) o dei Nucetti, i quali tolsero il nome dal castello omonimo nel Marchesato di Ceva, spiegarono le stesse divise araldiche, dei Ceva e furono signori di Cavallerleone, fossero agnati o consorti, o forse anche Vassalli (Confronta Della Chiesa Descrizione Piemonte: Manoscritto III, 645; e Corona Reale I, 344 487; II, 297; Fiori Blasoneria 51).
La prima opinione pare più fondata.
Un ramo con Claudio (1691-1743), di Francesco Adriano si stabilì in Olanda e sussiste. (Confronta Giornale Araldico, Bari 1895, XX, 120).
Altri (de Sève) andarono con Giovanni (1614) a Ginevra. I di lui figli Giovanni e Pietro vi furono dichiarati borghesi (1672) e commerciarono. Ora sono estinti.
Un ramo del Cardinale Francesco Antonio Ceva lo seguì a Roma (1643) e fu ammesso agli onori di Campidoglio. Ebbe conservatori e priori dei caporioni. Ora finito, diramarono pure nelle due Sicilie.
Fasciato d’oro e di nero, lo scudo accollato all’aquila bicipite imperiale.
Per il ramo di Nuceto: Cimiero: Testa e collo di cinghiale in mezzo ad un volo di nero. Motto: LA. DIEU. MERCI. Consegnamento 1613. Due figli naturali dei Nucetti, Giambattista di Filiberto e Gianluigi di Alessandro, presentarono l’arma col filetto di bastardigia: di azzurro.
VIVANT