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Il Manno · Scheda della raccolta

Bolleri (Bolleris, Bollero, Bolliers)

· Volume A-B, pagina 348

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La famiglia nella fonte

Condizione
Estinti
Arma
Troncato d’oro e di rosso, colla bordatura composta di otto pezzi alternati di Gerusalemme, cioè d’argento alla croce potenziata, accantonata da quattro crocette, il tutto d’argento per inchiesta; e di Angiò, cioè d’azzurro, sparso di gigli d’oro, col rastello di rosso, di quattro denti (alias al lambello di rosso). (a)
Trascrizione
Derivano da un ramo del casato di Sarmatorio e da un Bollero, fratello di Somalghero, dei signori di Salmatorio, Villamairana, Riocroso e S. Stefano Belbo. (b)
Su costoro corre una lugubre leggenda.
Due fratelli Bolleri corteggiavano una ragazza che andò sposa al primogenito. Nel convito nuziale, il prescelto invitò il fratello e fatto portare un grande piatto, nello scoperchiarlo si videro cucinati assieme un porco con due porcellini.
Il fratello vi intravvide una sozza allusione e, per vendicarsene strinse amicizia coi Saraceni, assalì il castello, vi penetrò ed obbligò la cognata con lui a mensa, facendole apprestare l’orribile vivanda del marito strozzato con due figliolini.
Uno però dei figli sopravvisse e costui, venuti in età, fece scempio del crudele suo zio, obbligandolo ad entrare in un cataletto, dove l’inchiodò, lasciandolo morire di fame e di spasimi. (c)
Il ramo di Centallo fu ascritto alle famiglie de hospitio di Savigliano.


(a) - Patenti 18 ottobre 1442 del Re Renato, a Lodovico De Boleris Rellaniae, visconte di Demonte, suo ciambellano. “Arma quae sunt scutum unum de guellis cum uno capite de auro deferri possit et valeat quandam bordaturam de armis nostris Hyerusalem et Siciliae ... ”. Corona Reale, I, 357, 362.
(b) - Origine intuita da mons. Della Chiesa (Descr. Piem., ms. II, 227); cf. H. P. M. Chart. II, 1473, 1476; BARELLI (Gius.), in Bollett. Stor. bibliogr.subalp.; Torino, 1896, l, 15. Si volevano derivati dai conti di Ventimiglia; cf. DELLA CHIESA (Gioffredo), Cronaca di Saluzzo, in H. P. M. Script. III, 859.
(c) - Intermediaire; XIX, 13.


Cavalieri gerosolimitani.

f. Francesco (1528) comm. di Nizza.

f. Giovanni Antonio (1535, 8 febbraio).
Testo completo della scheda storica
Estinti
Derivano da un ramo del casato di Sarmatorio e da un Bollero, fratello di Somalghero, dei signori di Salmatorio, Villamairana, Riocroso e S. Stefano Belbo. (b)
Su costoro corre una lugubre leggenda.
Due fratelli Bolleri corteggiavano una ragazza che andò sposa al primogenito. Nel convito nuziale, il prescelto invitò il fratello e fatto portare un grande piatto, nello scoperchiarlo si videro cucinati assieme un porco con due porcellini.
Il fratello vi intravvide una sozza allusione e, per vendicarsene strinse amicizia coi Saraceni, assalì il castello, vi penetrò ed obbligò la cognata con lui a mensa, facendole apprestare l’orribile vivanda del marito strozzato con due figliolini.
Uno però dei figli sopravvisse e costui, venuti in età, fece scempio del crudele suo zio, obbligandolo ad entrare in un cataletto, dove l’inchiodò, lasciandolo morire di fame e di spasimi. (c)
Il ramo di Centallo fu ascritto alle famiglie de hospitio di Savigliano.


(a) - Patenti 18 ottobre 1442 del Re Renato, a Lodovico De Boleris Rellaniae, visconte di Demonte, suo ciambellano. “Arma quae sunt scutum unum de guellis cum uno capite de auro deferri possit et valeat quandam bordaturam de armis nostris Hyerusalem et Siciliae ... ”. Corona Reale, I, 357, 362.
(b) - Origine intuita da mons. Della Chiesa (Descr. Piem., ms. II, 227); cf. H. P. M. Chart. II, 1473, 1476; BARELLI (Gius.), in Bollett. Stor. bibliogr.subalp.; Torino, 1896, l, 15. Si volevano derivati dai conti di Ventimiglia; cf. DELLA CHIESA (Gioffredo), Cronaca di Saluzzo, in H. P. M. Script. III, 859.
(c) - Intermediaire; XIX, 13.


Cavalieri gerosolimitani.

f. Francesco (1528) comm. di Nizza.

f. Giovanni Antonio (1535, 8 febbraio).
Troncato d’oro e di rosso, colla bordatura composta di otto pezzi alternati di Gerusalemme, cioè d’argento alla croce potenziata, accantonata da quattro crocette, il tutto d’argento per inchiesta; e di Angiò, cioè d’azzurro, sparso di gigli d’oro, col rastello di rosso, di quattro denti (alias al lambello di rosso). (a)