La famiglia nella fonte
- Origine e dimora
- De Castello, della Cà di Mezzo, di Cavalcaselle
- Arma
- D’azzurro, alla torre d’argento fondata nella campagna di verde; col capo dell’Impero (a).
(a) Con parecchie varianti, non appoggiate a fondate ragioni. - Trascrizione
- De Castello, della Cà di Mezzo, di Cavalcaselle.
Oriundi milanesi, dove esiste tuttora un ramo; un altro in Piemonte.
Conti (nelle linee di Vigevano e di Milano).
Signori di Gravellona.
Famiglia antichissima nobile e storica. Pretendono discendere da un Ottone, detto de Castello, il quale, con privilegio datato da Roma, il 10 avanti le calende d’aprile dell’anno della sua incoronazione, sarebbe stato investito, da Carolmagno, del contado di Pallanza. La critica storica e paleografica non ha sancito tali vanti.
Neppure è accertata la provenienza da un Androtto de Castello. Un diploma Ottaviano (13 ap. 1210) che lo riguarderebbe, enuncia, per sunto, i precedenti diplomi di Carlo di “santa memoria”, di Ottone, di Enrico e di altri imperatori, i quali ricostruirebbero la genealogia da Ottone ad Androtto. Il diploma è accettato dal Giulini e dal Bianchetti. Antonio Cerutti (II. P. M. Leg. municip. II, 812) lo riferisce desumendo da un apografo dell’Ambrosiana. Da questo documento apparirebbe che quei DE CASTELLO si spartivano nelle linee dette dei CROLLAMONTE dei BARBAVARA o di CA di MEZZO e dei CAVALCASELLE; tutti conti di Castello.
Il quale castello sarebbe quello di Matarella, ossia di Domodossola. Ed é sicuro che quivi esercitarono ampia autorità e giurisdizione che estesero alle contermini regioni della Valsesia, della Riviera D’Orta e del Lago Maggiore.
Quando l’Ossola, per concessione di Arrigo, passò al Vescovo di Novara; il predicato DE CASTELLO fu successivamente applicato ai vari feudi di cui furono investiti.
Così, in carica del 18 marzo 1190, si indicano: Guido, Manfredo, Riccardo, Bonifacio, Alberto “fratres de Castello Gravedona” che non è la Gravellona ch’ebbero dopo. Altri si dimisero “de castello de Ornavasso” e questo ramo passo poi nel Vallese; altri “de castello de S. Angelo” ora isolotto di S. GIOVANNI nel Lago Maggiore presso l’allanza ; donde il possibile, errroneo, scambio, col castello di Pallanza.
Se l’attacco geneaologico di Androtto con Ottone non è accertato, nè accettato, nè probabile; documentariamente è dimostrato (ch’io sappia) quello di Androtto con un Marcolino, stipite degli attuali signori di Gravellona. Sono separati da otto generazioni.
Quindi è che, per deficienza di materiali documentari, non mi occupo di tali antichissime generazioni nè di altri Barbavara che, si dice, mettano capo ad un Oltreghino, zio paterno di Marcolino, che si sparsero nel Novarese.
Dico soltanto che costoro furono feudatari nella Valsesia e ricordo, fra questi: Manfredo che fu anche infeudato di Yenne, Chanaz e Monlhèeol (1404, 9 marzo; prot. 410, 380) e dal duca di Milano, di Romagnano, Grignasco e Gattinara (1409, 26 ottobre; prot. 410, 387).
Del resto, come nelle grandi, antichissime famiglie, l’indagine genealogica è sempre resa difficile, e fuorviata, da omonimie. In questa, come nelle grandi famiglie, gettano ombre, nelle ricerche della figliazione, anche talune linee deturpate e cadute in oblio.
Così il principale soggetto di tutta la famiglia, il conte Francesco che tanto salì nelle simpatie e nelle grazie dell’avvedutissimo duca di Milano Gian Galeazzo, che n’ebbe i massimi onori, che persino sposò Antonia Visconti, consanguinea del principe; forse anche per invidia, è indicato dai cronisti e storici come di umile condizione. Gli Annales Mediolanenses lo dicono: “hominem satis parvae conditionis” e Andrea Billia (R. I. S., XIX, c. 12) asserisce che molti cortigiani lo ricordavano “purgandae aulae ministrum”.
Un Francesco Barbavara, nel 1611, venne da Milano in Vercelli e vi esercitò l’arte dell’orafo. Costui ottenne lettere di naturalità dal duca, (1619, 2 ottobre) e dalla moglie, Maria di Gian Girolamo Lazzarone, milanese, procreò: Bianca Marta, Giovanna, Anna Camilla, Giambattista, Carlo Girolamo. Non conosco la loro discendenza. Ad Ascanio, primogenito delle linee viventi, fu, con R.D. (4 maggio 1898) rinnovato il titolo di Conte, essendosi rinnovato quello di Nobile dei Conti per tutti gli individui collaterali.
Ramo di Gravellona.
Ramo attuale di Piemonte.
Linea esistente.
Ramo di Lombardia.
Linea attuale.
Linea di Milano.
Testo completo della scheda storica
De Castello, della Cà di Mezzo, di Cavalcaselle.
Oriundi milanesi, dove esiste tuttora un ramo; un altro in Piemonte.
Conti (nelle linee di Vigevano e di Milano).
Signori di Gravellona.
Famiglia antichissima nobile e storica. Pretendono discendere da un Ottone, detto de Castello, il quale, con privilegio datato da Roma, il 10 avanti le calende d’aprile dell’anno della sua incoronazione, sarebbe stato investito, da Carolmagno, del contado di Pallanza. La critica storica e paleografica non ha sancito tali vanti.
Neppure è accertata la provenienza da un Androtto de Castello. Un diploma Ottaviano (13 ap. 1210) che lo riguarderebbe, enuncia, per sunto, i precedenti diplomi di Carlo di “santa memoria”, di Ottone, di Enrico e di altri imperatori, i quali ricostruirebbero la genealogia da Ottone ad Androtto. Il diploma è accettato dal Giulini e dal Bianchetti. Antonio Cerutti (II. P. M. Leg. municip. II, 812) lo riferisce desumendo da un apografo dell’Ambrosiana. Da questo documento apparirebbe che quei DE CASTELLO si spartivano nelle linee dette dei CROLLAMONTE dei BARBAVARA o di CA di MEZZO e dei CAVALCASELLE; tutti conti di Castello.
Il quale castello sarebbe quello di Matarella, ossia di Domodossola. Ed é sicuro che quivi esercitarono ampia autorità e giurisdizione che estesero alle contermini regioni della Valsesia, della Riviera D’Orta e del Lago Maggiore.
Quando l’Ossola, per concessione di Arrigo, passò al Vescovo di Novara; il predicato DE CASTELLO fu successivamente applicato ai vari feudi di cui furono investiti.
Così, in carica del 18 marzo 1190, si indicano: Guido, Manfredo, Riccardo, Bonifacio, Alberto “fratres de Castello Gravedona” che non è la Gravellona ch’ebbero dopo. Altri si dimisero “de castello de Ornavasso” e questo ramo passo poi nel Vallese; altri “de castello de S. Angelo” ora isolotto di S. GIOVANNI nel Lago Maggiore presso l’allanza ; donde il possibile, errroneo, scambio, col castello di Pallanza.
Se l’attacco geneaologico di Androtto con Ottone non è accertato, nè accettato, nè probabile; documentariamente è dimostrato (ch’io sappia) quello di Androtto con un Marcolino, stipite degli attuali signori di Gravellona. Sono separati da otto generazioni.
Quindi è che, per deficienza di materiali documentari, non mi occupo di tali antichissime generazioni nè di altri Barbavara che, si dice, mettano capo ad un Oltreghino, zio paterno di Marcolino, che si sparsero nel Novarese.
Dico soltanto che costoro furono feudatari nella Valsesia e ricordo, fra questi: Manfredo che fu anche infeudato di Yenne, Chanaz e Monlhèeol (1404, 9 marzo; prot. 410, 380) e dal duca di Milano, di Romagnano, Grignasco e Gattinara (1409, 26 ottobre; prot. 410, 387).
Del resto, come nelle grandi, antichissime famiglie, l’indagine genealogica è sempre resa difficile, e fuorviata, da omonimie. In questa, come nelle grandi famiglie, gettano ombre, nelle ricerche della figliazione, anche talune linee deturpate e cadute in oblio.
Così il principale soggetto di tutta la famiglia, il conte Francesco che tanto salì nelle simpatie e nelle grazie dell’avvedutissimo duca di Milano Gian Galeazzo, che n’ebbe i massimi onori, che persino sposò Antonia Visconti, consanguinea del principe; forse anche per invidia, è indicato dai cronisti e storici come di umile condizione. Gli Annales Mediolanenses lo dicono: “hominem satis parvae conditionis” e Andrea Billia (R. I. S., XIX, c. 12) asserisce che molti cortigiani lo ricordavano “purgandae aulae ministrum”.
Un Francesco Barbavara, nel 1611, venne da Milano in Vercelli e vi esercitò l’arte dell’orafo. Costui ottenne lettere di naturalità dal duca, (1619, 2 ottobre) e dalla moglie, Maria di Gian Girolamo Lazzarone, milanese, procreò: Bianca Marta, Giovanna, Anna Camilla, Giambattista, Carlo Girolamo. Non conosco la loro discendenza. Ad Ascanio, primogenito delle linee viventi, fu, con R.D. (4 maggio 1898) rinnovato il titolo di Conte, essendosi rinnovato quello di Nobile dei Conti per tutti gli individui collaterali.
Ramo di Gravellona.
Ramo attuale di Piemonte.
Linea esistente.
Ramo di Lombardia.
Linea attuale.
Linea di Milano.
D’azzurro, alla torre d’argento fondata nella campagna di verde; col capo dell’Impero (a).
(a) Con parecchie varianti, non appoggiate a fondate ragioni.
Oriundi milanesi, dove esiste tuttora un ramo; un altro in Piemonte.
Conti (nelle linee di Vigevano e di Milano).
Signori di Gravellona.
Famiglia antichissima nobile e storica. Pretendono discendere da un Ottone, detto de Castello, il quale, con privilegio datato da Roma, il 10 avanti le calende d’aprile dell’anno della sua incoronazione, sarebbe stato investito, da Carolmagno, del contado di Pallanza. La critica storica e paleografica non ha sancito tali vanti.
Neppure è accertata la provenienza da un Androtto de Castello. Un diploma Ottaviano (13 ap. 1210) che lo riguarderebbe, enuncia, per sunto, i precedenti diplomi di Carlo di “santa memoria”, di Ottone, di Enrico e di altri imperatori, i quali ricostruirebbero la genealogia da Ottone ad Androtto. Il diploma è accettato dal Giulini e dal Bianchetti. Antonio Cerutti (II. P. M. Leg. municip. II, 812) lo riferisce desumendo da un apografo dell’Ambrosiana. Da questo documento apparirebbe che quei DE CASTELLO si spartivano nelle linee dette dei CROLLAMONTE dei BARBAVARA o di CA di MEZZO e dei CAVALCASELLE; tutti conti di Castello.
Il quale castello sarebbe quello di Matarella, ossia di Domodossola. Ed é sicuro che quivi esercitarono ampia autorità e giurisdizione che estesero alle contermini regioni della Valsesia, della Riviera D’Orta e del Lago Maggiore.
Quando l’Ossola, per concessione di Arrigo, passò al Vescovo di Novara; il predicato DE CASTELLO fu successivamente applicato ai vari feudi di cui furono investiti.
Così, in carica del 18 marzo 1190, si indicano: Guido, Manfredo, Riccardo, Bonifacio, Alberto “fratres de Castello Gravedona” che non è la Gravellona ch’ebbero dopo. Altri si dimisero “de castello de Ornavasso” e questo ramo passo poi nel Vallese; altri “de castello de S. Angelo” ora isolotto di S. GIOVANNI nel Lago Maggiore presso l’allanza ; donde il possibile, errroneo, scambio, col castello di Pallanza.
Se l’attacco geneaologico di Androtto con Ottone non è accertato, nè accettato, nè probabile; documentariamente è dimostrato (ch’io sappia) quello di Androtto con un Marcolino, stipite degli attuali signori di Gravellona. Sono separati da otto generazioni.
Quindi è che, per deficienza di materiali documentari, non mi occupo di tali antichissime generazioni nè di altri Barbavara che, si dice, mettano capo ad un Oltreghino, zio paterno di Marcolino, che si sparsero nel Novarese.
Dico soltanto che costoro furono feudatari nella Valsesia e ricordo, fra questi: Manfredo che fu anche infeudato di Yenne, Chanaz e Monlhèeol (1404, 9 marzo; prot. 410, 380) e dal duca di Milano, di Romagnano, Grignasco e Gattinara (1409, 26 ottobre; prot. 410, 387).
Del resto, come nelle grandi, antichissime famiglie, l’indagine genealogica è sempre resa difficile, e fuorviata, da omonimie. In questa, come nelle grandi famiglie, gettano ombre, nelle ricerche della figliazione, anche talune linee deturpate e cadute in oblio.
Così il principale soggetto di tutta la famiglia, il conte Francesco che tanto salì nelle simpatie e nelle grazie dell’avvedutissimo duca di Milano Gian Galeazzo, che n’ebbe i massimi onori, che persino sposò Antonia Visconti, consanguinea del principe; forse anche per invidia, è indicato dai cronisti e storici come di umile condizione. Gli Annales Mediolanenses lo dicono: “hominem satis parvae conditionis” e Andrea Billia (R. I. S., XIX, c. 12) asserisce che molti cortigiani lo ricordavano “purgandae aulae ministrum”.
Un Francesco Barbavara, nel 1611, venne da Milano in Vercelli e vi esercitò l’arte dell’orafo. Costui ottenne lettere di naturalità dal duca, (1619, 2 ottobre) e dalla moglie, Maria di Gian Girolamo Lazzarone, milanese, procreò: Bianca Marta, Giovanna, Anna Camilla, Giambattista, Carlo Girolamo. Non conosco la loro discendenza. Ad Ascanio, primogenito delle linee viventi, fu, con R.D. (4 maggio 1898) rinnovato il titolo di Conte, essendosi rinnovato quello di Nobile dei Conti per tutti gli individui collaterali.
Ramo di Gravellona.
Ramo attuale di Piemonte.
Linea esistente.
Ramo di Lombardia.
Linea attuale.
Linea di Milano.
D’azzurro, alla torre d’argento fondata nella campagna di verde; col capo dell’Impero (a).
(a) Con parecchie varianti, non appoggiate a fondate ragioni.
VIVANT